Gli obiettivi 2030 non li centreremo. E adesso?

7 luglio 2026

Enrico Giovannini, Direttore Scientifico dell’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile, non usa mezze misure: gli obiettivi dell’Agenda 2030 non verranno centrati. Non è catastrofismo, è una valutazione sistemica. Guardando al 2050, la parola chiave diventa coerenza, perché senza un approccio che coordini davvero politiche ambientali, sociali ed economiche, ogni singolo intervento rischia di essere vanificato dagli altri.

Giovannini ha portato questa analisi alla presentazione del Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale di Eikon SC, chiudendo con una proposta che viene da lontano, dal Nobel per l’economia Edmund Phelps: è tempo di abbandonare il modello dell’Homo economicus, l’individuo che massimizza solo il proprio profitto, per costruire quello dell’Homo innovans, capace di innovare non solo in senso tecnologico ma anche sociale, culturale e relazionale.

Nell’intervento integrale Giovannini tocca sei temi che definiscono il perimetro della sostenibilità oggi. La sostenibilità sociale è viva, ma si trasforma: non scompare, cambia forma e priorità. La dimensione sociale resta la più difficile da misurare — e ciò che non si misura fatica a diventare politica. Le tensioni sociali crescono, e con esse il fascino dell’autocrazia come risposta semplice a problemi complessi. Salute mentale, eco-ansia e intelligenza artificiale ridisegnano il benessere individuale e collettivo in modi che le politiche pubbliche faticano ancora ad intercettare. I giovani restano l’opportunità politica più sottovalutata. E il messaggio finale è lapidario: “L’alternativa a un mondo sostenibile è un mondo insostenibile.”