Materiali: clima
È stata l'estate più calda mai registrata in Europa occidentale: quattro ondate di calore, più di 430mila ettari di bosco bruciati, decine di migliaia di vittime. E per la prima volta un rapporto ONU certifica quello che i dati suggerivano da tempo: il superamento della soglia degli 1,5°C fissata dall'Accordo di Parigi è ormai «inevitabile». I governi hanno fallito l'obiettivo. La crisi climatica non è più un rischio futuro: è il presente.
In questo contesto di urgenza crescente, la domanda sull'energia torna al centro del dibattito pubblico. E qualcosa, nell'opinione dei giovani italiani, si sta muovendo, almeno sul nucleare.
I 20-29enni: la fascia più favorevole
Il Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale di Eikon SC ha posto a 2.000 italiani dai 16 ai 65+ anni questa domanda: "Pensi che il nucleare sia una soluzione positiva per il nostro bisogno di energia?" Sul totale del campione, i favorevoli — abbastanza e molto — si fermano al 49,4%, in sostanziale parità con i contrari (50,5%). Un Paese spaccato a metà.
Ma guardando le fasce giovanili il quadro si fa più interessante. Sono i 20-29enni la fascia più favorevole di tutto il campione: il 56,7% si dice abbastanza o molto favorevole, con un 20,2% che si dichiara molto favorevole — il dato più alto tra tutte le fasce d'età. E soprattutto: solo il 12,5% si dice per niente favorevole, il valore più basso dell'intero campione. Meno ostilità, meno indifferenza.
I 16-19enni mostrano un profilo diverso: più incerti, con una quota di "per niente favorevoli" (24,5%) superiore alla media del campione (21,8%) e una quota di "molto favorevoli" più bassa (13,2%). I 30-41enni, invece, sono la fascia con la quota più alta di "abbastanza favorevoli" (39,2%) ma con il minor numero di "molto favorevoli" (10,8%) — una apertura pragmatica, meno convinta.
Una evoluzione di immaginario
Nel 1987, 8 italiani su 10 avevano votato per l'eliminazione dei programmi nucleari — un rifiuto nato da circostanze contingenti come Chernobyl, ma anche da qualcosa di più profondo: le rappresentazioni sociali del nucleare sono da sempre popolate di metafore, proiezioni, aspettative magiche e frammenti di realtà mescolati insieme, in una nebulosa semantica che ha sempre reso difficile una valutazione sobria di questa tecnologia.
Per decenni, scrivono gli autori del Rapporto, la società italiana ne ha coltivato i "fantasmi negativi e apocalittici". Ora sembra averne invertito il segno. Non è ancora una scelta consapevole e informata. È un'evoluzione di immaginario — e come tale va letta: un segnale di come stia cambiando il terreno culturale su cui le decisioni energetiche del futuro verranno prese.
👉 Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale — Eikon SC


