Il cuore? Gli italiani se ne dimenticano
Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, responsabili del 30,9% di tutti i decessi (ISS, 2022). Eppure, alla domanda “in quali parti del tuo corpo ti senti più fragile?“, il cuore raccoglie solo il 12,3% delle risposte degli italiani. Un dato che, da solo, racconta molto. Ma è guardando dentro quel numero che emergono le contraddizioni più interessanti.
Le donne sottovalutano il cuore più degli uomini. Solo il 10,2% delle intervistate cita l’area cardiovascolare come zona di fragilità, contro il 14,6% degli uomini. Un divario che non è una sorpresa per chi conosce la letteratura medica: la cardiologia ha storicamente costruito i propri modelli sul corpo maschile, e lo stereotipo del “cuore come problema degli uomini” è duro a morire, anche tra le donne stesse.
I giovani sono i più disattenti, ma non per le ragioni che si potrebbe pensare. I giovani tra i 20 e i 41 anni registrano i valori più bassi (10,5-10,6%): un dato che si spiega in parte con il senso fisiologico di invulnerabilità tipico di quella fase della vita, in parte con uno stereotipo culturale duro a morire, quello del cuore come “problema degli anziani”. Il picco oltre i 66 anni (17,2%) sembra dargli ragione. Ma costruire consapevolezza cardiovascolare solo quando arrivano i primi segnali del corpo è, per definizione, prevenzione tardiva.
La geografia della disattenzione ha una anomalia. Il Nord-Est è il territorio dove il cuore preoccupa meno in assoluto: solo il 7,4%, contro il 15% del Centro e il 13,3% del Sud e Isole. Un dato che merita approfondimento: non è detto che meno paura significhi più prevenzione, potrebbe significare semplicemente meno consapevolezza.
Più istruzione, meno attenzione al cuore. Chi ha una laurea o un titolo post-laurea cita il cuore come area fragile nell’11% dei casi, contro il 13,2% di chi si è fermato al diploma. Un paradosso solo apparente: l’istruzione superiore tende ad associarsi a stili di vita più attivi e a una percezione di minore vulnerabilità fisica — che può tradursi, però, in sottovalutazione del rischio cardiovascolare.
Questi dati emergono dal Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale di Eikon SC, un’indagine su 2.000 italiani dai 16 ai 65+ anni. Gli italiani iniziano a preoccuparsi del cuore esattamente quando il rischio cardiovascolare diventa già alto. Prima, silenzio.


