I giovani caregiver: l’iceberg sociale che nessuno vede — e un progetto che lo porta in superficie

6 luglio 2026

Sono invisibili, eppure presenti ogni giorno. Hanno tra i 18 e i 30 anni, sono nel pieno della formazione o ai primi passi nel mondo del lavoro, e si prendono cura di un familiare con malattia o disabilità: tra 7 e 35 ore la settimana, il 59% da oltre un anno, il 32% da oltre tre. Una responsabilità quotidiana e pluriennale che ridefinisce progetti, priorità e libertà personale.

È il quadro che emerge dalla prima ricerca italiana sul caregiving giovanile, realizzata da Eikon Strategic Consulting Italia insieme a cinque Associazioni di Pazienti — APMAR, Cittadinanzattiva, F.A.V.O., Salute Donna e Salute Uomo, Young Care Italia — in 17 regioni, coinvolgendo centinaia di giovani. Il 55% assiste il proprio caro per affetto. Ma 8 su 10 chiedono con urgenza il riconoscimento sociale e istituzionale del loro ruolo: per essere visti, e per riappropriarsi della propria vita.

Per accendere un faro su questo iceberg sociale, Fondazione MSD — nell’ambito dei suoi primi 20 anni di attività — ha ideato Impressions of Humanity: un progetto in cui i risultati della ricerca diventano opere d’arte originali, realizzate dagli studenti della RUFA – Rome University of Fine Art con il supporto dell’intelligenza artificiale. Una nuova forma di narrazione che trasforma dati e vissuti in immagini, esposte alla Fondazione Pastificio Cerere e alla Rome Art Week.

Il progetto ha appena ricevuto la Menzione Speciale Wellbeing in Arts alla XIII Edizione del Premio Cultura + Impresa 2025 — il più importante riconoscimento italiano dedicato ai progetti che fanno dialogare cultura e impresa — per la sua capacità di integrare arte, benessere e inclusione sociale.
Ma oltre il riconoscimento, conta il segnale. Come sottolineano le Associazioni di Pazienti partner del progetto, la narrazione che emerge dalla ricerca contrasta con un evidente gap istituzionale: manca ancora una normativa nazionale adeguata, i percorsi di riconoscimento regionale sono frammentati, e il fenomeno resta largamente assente dal dibattito pubblico. Dare finalmente un nome e un volto ai giovani caregiver — attraverso i dati, l’arte e la tecnologia — è il primo passo per trasformare un bisogno invisibile in una priorità collettiva.

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