Materiali: futuro

26 ottobre 2026

Milano, ottobre 2026. Vetrine rotte, scontri in piazza, fermati e denunce. Le immagini hanno fatto il giro dei media italiani ed europei. Il Guardian le ha rilanciate con un titolo che taglia corto: lost generation.

È facile liquidare tutto come vandalismo. È più difficile — e più onesto — chiedersi cosa ci sia sotto.

Il dato che cambia la prospettiva

Il Terzo Rapporto Eikon sulla Sostenibilità Sociale offre un punto di partenza inaspettato. Alla domanda “ti preoccupa il futuro del nostro Paese?”, solo l’1,9% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha risposto “per niente”. È la percentuale più bassa di tutte le fasce d’età — più bassa dei trentenni, dei quarantenni, dei sessantenni.

Non sono ragazzi indifferenti. Sono ragazzi che non riescono a smettere di preoccuparsi. E non credono più nel futuro.

Il Rapporto lo chiama il fallimento di un patto generazionale. Una generazione a cui è stato chiesto di crescere, studiare, impegnarsi — con la promessa implicita di un futuro che li aspettasse. Una promessa che, nei fatti, non è stata mantenuta.

Le voci dalle periferie

I ragazzi delle periferie milanesi non usano il linguaggio della sociologia. Lo dicono direttamente all’ANSA: «Qui solo noia e povertà». Non è una provocazione. È una descrizione.

Il criminologo Marco Dugato dell’Università Cattolica legge quello che è successo a Milano non come un episodio di violenza gratuita, ma come «vari livelli di protesta per una politica e una società che sembra non pensare al loro futuro».

Non solo Milano

Sarebbe comodo pensare che Milano sia un caso isolato. Non lo è. La sfiducia nel futuro del Paese che i dati Eikon fotografano è distribuita su tutto il territorio nazionale, trasversale alle classi sociali, presente anche tra chi non scende in piazza e non fa notizia.

La maggior parte di questi ragazzi non protesta. Aspetta. Si adatta. Pianifica un futuro altrove — o smette di pianificare del tutto. Quella silenziosa è forse la forma di disagio più difficile da vedere, e la più costosa per il Paese nel lungo periodo.

La domanda che resta aperta

Le proteste passano. I dati restano. E raccontano una generazione che non ha smesso di voler credere nel futuro dell’Italia — ma che sta aspettando un segnale che ancora non arriva.

La domanda non è perché alcuni giovani scendano in strada. È cosa stiamo facendo, come società, per rispondere a chi ci sta dicendo — con i numeri o con le pietre — che il patto è rotto.

Fonte: Terzo Rapporto Eikon sulla Sostenibilità Sociale (FrancoAngeli, 2026).
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