Materiali: dati
In Francia e Spagna i giovani sono in piazza. In Italia non succede nulla. Non c'è una narrazione condivisa. La quiete non è necessariamente calma — e i numeri lo confermano.
Il Terzo Rapporto Eikon sulla Sostenibilità Sociale prova a rispondere con i dati. Più di 1 giovane su 3 giudica insoddisfacente il proprio benessere psicologico. Tra i 16-19enni la quota sale al 36,8% — quasi il doppio della media nazionale. Il picco però è tra i 20-29enni: 38,1%, la quota più alta di tutte le fasce d’età. Non è una crisi adolescenziale destinata a riassorbirsi. È un disagio che si consolida proprio nel momento in cui arrivano le aspettative vere — il lavoro, l’autonomia, il progetto di vita. Quando smetti di essere un ragazzo e devi diventare adulto, e ti accorgi che il Paese non ti ha preparato nessun posto.
Il contrasto con gli over 66 è netto: tra gli anziani la quota di insoddisfatti scende al 22,6%. L’Italia sembra funzionare meglio per chi ha già vissuto che per chi deve ancora cominciare. Non è un paradosso statistico — è una scelta politica e culturale di cui nessuno sembra voler parlare.
Il disagio dei giovani italiani non ha ancora trovato né le parole né la piazza giusta. Ma esiste, ed è misurabile.
I dati sono tratti dal Terzo Rapporto Eikon sulla Sostenibilità Sociale (FrancoAngeli, 2026), Tab. 13 — campione di 2.000 intervistati tra 16 e 80 anni.
👉 Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale — Eikon SC

La legge nazionale sui caregiver è arrivata alla Camera. Il Veneto l’aveva già anticipata con una norma regionale. Il tema esiste, finalmente — ma i giovani caregiver restano fuori dalla narrazione istituzionale, come se non ci fossero. Come se il caregiving fosse una faccenda da adulti, da over 50, da famiglie già sistemate. Invece no.
Hanno tra i 18 e i 30 anni. Studiano, lavorano. E ogni giorno si prendono cura di una persona cara — un nonno con una patologia cronica, un genitore con una disabilità, qualcuno che non riesce a farcela da solo. Il 72% dedica da 1 a 5 ore al giorno all’assistenza. Il 32% lo fa da oltre tre anni. Non è un episodio. È una parte strutturale della loro vita, spesso invisibile anche a loro stessi — perché nessuno gli ha mai detto che esiste una parola per quello che fanno.
Eikon Strategic Consulting ha realizzato per Fondazione MSD la prima indagine qualitativa e quantitativa nazionale su questo fenomeno: 115 giovani intervistati in 17 regioni italiane, età media 25 anni. Un campione piccolo ma denso, costruito per dare voce a una popolazione che non ne ha mai avuta.
I dati che emergono sono precisi e scomodi. L’82% chiede un riconoscimento istituzionale del proprio ruolo. Solo il 36% ritiene adeguato il supporto sanitario attuale. Il 55% sceglie di prendersi cura per affetto, non per obbligo — ma il 66% considera quel ruolo molto impegnativo. Non c’è contraddizione: si può scegliere qualcosa con amore e portarne comunque il peso.
Quando si chiede loro di descrivere la propria esperienza in una parola, la prima che viene fuori è amore. Subito dopo: pazienza, tristezza, fatica, ansia. È una mappa emotiva che dice tutto — e che il dibattito pubblico, fino ad oggi, ha scelto di non guardare.
L'indagine qualitativa e quantitativa sui giovani caregiver italiani, realizzata da Eikon Strategic Consulting in collaborazione con le principali reti di Associazioni di Pazienti, promossa da Fondazione MSD in occasione dei suoi primi vent’anni di attività, è raccontata nel volume "Salute, Benessere e Sostenibilità. Terzo Rapporto sulla Sostenibilità sociale" edito da FrancoAngeli.
👉 Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale — Eikon SC

Tra i 16 e i 19 anni, nel pieno della vitalità, il 40,5% dei giovani italiani ha paura per il proprio corpo — il dato più alto di tutte le fasce d'età. È quanto emerge dal Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale di Eikon SC, un'indagine su 2.000 italiani tra i 16 e gli 80 anni.
Lo psicoanalista Enrico Pozzi, co-autore e curatore della parte interpretativa del Rapporto, chiama questo stato "malinconia dei corpi": una vulnerabilità strisciante, né catastrofe né vitalità, un corpo vissuto come problema prima ancora che come risorsa. Non è disagio acuto — è un'insoddisfazione di fondo, silenziosa, che accompagna i giovani nell'età in cui il corpo dovrebbe essere vissuto con più libertà e vitalità travolgente.
Le paure per la salute degli adolescenti confermano questo quadro. Rispetto alla media del campione, i 16-19enni mostrano una sensibilità sproporzionata su tre voci: la malattia mentale li preoccupa al 10,4% contro il 7,1% del totale; la paura degli incidenti è più che doppia (5,7% vs 2,5%); l'anoressia e il peso eccessivo pesano al 4,7% contro il 3,6% medio. Il tumore — prima paura assoluta del campione — è invece l'unica voce significativamente sotto media tra gli adolescenti (17,9% vs 23,9%): come se le grandi malattie croniche fossero ancora lontane dal loro immaginario, mentre le minacce legate all'identità corporea e alla fragilità psicologica siano già vicinissime.
Il corpo, nell'età in cui dovrebbe essere più libero e vitale in modo dirompente, è già diventato un'ossessione da controllare.
👉 Terzo Rapporto sulla Sostenibilità Sociale — Eikon SC


